Amazon compra Globalstar e sfida Starlink nello spazio

RedazioneTecnologia2 days ago4 Views

Amazon compra Globalstar per 11,57 miliardi e rafforza la sfida a Starlink: satelliti, Apple, direct-to-device e guerra per internet satellitare.

Amazon ha annunciato l’acquisizione di Globalstar con un’operazione da 11,57 miliardi di dollari. L’accordo prevede che gli azionisti Globalstar possano scegliere tra 90 dollari in contanti per azione oppure 0,3210 azioni Amazon per ogni azione posseduta, con valore comunque limitato a 90 dollari per azione. La quota complessiva pagabile in contanti non potrà superare il 40% del totale, e il corrispettivo potrà essere ridotto fino a 110 milioni di dollari se Globalstar non raggiungerà alcuni obiettivi operativi. Gli azionisti che detengono circa il 58% dei diritti di voto hanno già approvato l’operazione per iscritto. La chiusura è prevista nel 2027, subordinata alle autorizzazioni regolatorie e al raggiungimento di specifiche milestone sui satelliti sostitutivi HIBLEO-4.

Con questa mossa Amazon si prende un operatore satellitare con sede a Covington, Louisiana, attivo nei servizi voce, dati e tracciamento asset per clienti enterprise, governativi e consumer, e che oggi lavora con una costellazione di circa due dozzine di satelliti in orbita bassa.

Come funziona: cosa prende Amazon e cosa ci fa

L’operazione consegna ad Amazon le attività satellitari di Globalstar, la sua infrastruttura, gli asset operativi e soprattutto le licenze di spettro MSS con autorizzazioni globali. Per Amazon il punto non è solo aggiungere satelliti: è aggiungere frequenze, rete già operativa e competenze su servizi mobili satellitari e direct-to-device.

Globalstar oggi opera con circa 24 satelliti LEO e 24 stazioni di terra distribuite su sei continenti, con copertura in oltre 120 Paesi. Sul suo network passano servizi di Industrial IoT, dispositivi SPOT per tracciamento e SOS, oltre a soluzioni voce e dati per aree fuori copertura cellulare.

Amazon Leo, il progetto satellitare di Amazon, ha già in orbita più di 200 satelliti e punta a una costellazione iniziale da oltre 3.000 unità. Reuters indica l’obiettivo di circa 3.200 satelliti entro il 2029, con circa metà schierati entro la scadenza regolatoria di luglio 2026. A fine marzo Amazon aveva dichiarato di aver lanciato 214 satelliti da aprile 2025, di voler più che raddoppiare il ritmo nei successivi 12 mesi e di avere circa 100 lanci già contrattualizzati con Blue Origin, United Launch Alliance e SpaceX, dentro un investimento da almeno 10 miliardi di dollari.

Il pezzo più concreto dell’accordo è il direct-to-device. Amazon ha annunciato che dal 2028 Amazon Leo inizierà a dispiegare un proprio sistema D2D di nuova generazione per portare servizi voce, dati e messaggistica direttamente a telefoni e altri dispositivi cellulari, oltre la copertura delle reti terrestri. Nello stesso pacchetto entra anche Apple: Amazon e Apple hanno firmato un accordo in base al quale Amazon Leo continuerà ad alimentare i servizi satellitari su modelli supportati di iPhone e Apple Watch, inclusi Emergency SOS via satellite, Messages, Find My e Roadside Assistance. Globalstar era già il partner Apple: nel novembre 2024 Apple aveva annunciato un investimento fino a 1,5 miliardi di dollari in Globalstar, di cui 1,1 miliardi in cash e 400 milioni per acquistare il 20% del capitale, ottenendo anche l’85% della capacità di rete. Sempre nel 2024 Globalstar aveva detto che il nuovo network sostenuto da Apple avrebbe portato la costellazione a 54 satelliti, inclusi alcuni di backup.

Reazioni e conflitti

Il conflitto principale è con Starlink. Oggi il servizio di SpaceX resta nettamente davanti: circa 10.000 satelliti in orbita e oltre 9 milioni di utenti nel mondo. Amazon è molto più indietro, ma sta accelerando su più fronti: rete consumer, enterprise, aviazione e ora direct-to-device. Il 31 marzo aveva già firmato con Delta per portare il Wi-Fi satellitare su 500 aerei dal 2028, dopo un precedente accordo con JetBlue; Starlink, però, è già presente o contrattualizzata con compagnie come United, Alaska, Hawaiian e Southwest.

C’è poi il conflitto regolatorio. A gennaio Amazon ha chiesto alla FCC una proroga di due anni sulla scadenza di luglio 2026 per il dispiegamento di metà della costellazione, richiesta criticata da SpaceX. Sul mercato, la reazione è stata immediata: Globalstar è salita di oltre il 9% nel premarket, dopo essere già cresciuta di oltre il 6% nelle due settimane precedenti per le indiscrezioni sull’operazione; il titolo aveva quasi raddoppiato il suo valore nel 2025 ed era già a +12% da inizio 2026 prima dell’annuncio. Amazon è salita di circa l’1%.

Lo scontro, intanto, non riguarda più soltanto le aree rurali. Oggi internet satellitare significa anche aviazione, shipping, difesa, messaggistica d’emergenza e servizi direct-to-phone.

Amazon non ha comprato solo un’azienda: ha comprato satelliti, spettro, rapporti con Apple e una scorciatoia concreta per entrare nel direct-to-device. Il punto ora è capire se questa accelerazione basterà davvero a ridurre il vantaggio accumulato da Starlink su lanci, utenti e tempi di esecuzione, dentro una partita che riguarda sempre più da vicino chi possiede l’infrastruttura globale di internet .

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