
Carl Pei, CEO di Nothing, ha lanciato una provocazione chiara: le app sono destinate a sparire, sostituite da agenti di intelligenza artificiale.
Carl Pei, CEO di Nothing, ha detto una cosa che suona semplice ma in realtà è profondamente destabilizzante: le app sono destinate a scomparire, sostituite da agenti di intelligenza artificiale capaci di fare le cose al posto nostro. Non è solo una previsione tecnologica, è un cambio di paradigma che mette in discussione tutto il modo in cui interagiamo con il digitale.
Dall’introduzione dell’iPhone in poi, il modello è rimasto sostanzialmente identico: schermata iniziale, icone, applicazioni separate, interazioni a tap. È cambiata la potenza, ma non la logica. E il punto è proprio questo: quella logica oggi non è più allineata con il modo in cui pensiamo.
Noi non ragioniamo in termini di app. Pensiamo per intenzioni. Questo è esattamente il problema che abbiamo già iniziato a vedere con gli algoritmi dei social, che cercano di anticipare ciò che vogliamo vedere prima ancora che lo cerchiamo.
Quello che sta emergendo è un passaggio radicale: da un mondo basato sugli strumenti a un mondo basato sulle intenzioni. Non si tratta semplicemente di rendere le app più intelligenti, ma di eliminarle come centro dell’esperienza.
In questo nuovo modello, non sei più tu a navigare un’interfaccia: è il sistema che interpreta ciò che vuoi fare e costruisce automaticamente il percorso per arrivarci. Questo è il principio dietro quelli che oggi chiamiamo AI agent, sistemi progettati per agire, non solo rispondere.
Se vuoi capire come siamo arrivati fin qui, devi partire da come funzionano i modelli di intelligenza artificiale, perché è proprio lì che nasce la capacità di interpretare il linguaggio umano e trasformarlo in azione.
Fin qui sembra tutto inevitabile. Meno passaggi, meno frizione, più velocità. Ma è proprio qui che bisogna rallentare e guardare meglio.
Perché un sistema che agisce al posto tuo deve conoscerti profondamente. E per farlo ha bisogno di dati: abitudini, preferenze, relazioni, contesto. È lo stesso meccanismo alla base dell’economia dell’attenzione, dove ogni interazione diventa informazione.
Quando un sistema inizia a prendere decisioni per te, anche solo per semplificarti la vita, il confine tra assistenza e sostituzione diventa estremamente sottile. Non scegli più ogni passaggio. Non valuti ogni alternativa. Il sistema lo fa per te.
Ed è qui che il discorso si collega a un tema più ampio: il vero potere degli algoritmi. Non influenzano solo ciò che vediamo, ma sempre più ciò che facciamo.
Le app non spariranno davvero, almeno non subito. Continueranno a esistere come infrastruttura, come servizi, come backend. Quello che cambierà è il loro ruolo.
Non saranno più il punto di accesso diretto, ma uno strato nascosto, utilizzato dagli agenti AI senza che tu debba interagirci. È una trasformazione simile a quella che ha reso invisibile gran parte dell’infrastruttura di internet, come spiegato in come funziona davvero internet.
Il risultato è un’interfaccia sempre più fluida, ma anche sempre meno trasparente. E se non vedi più il processo, non puoi nemmeno metterlo in discussione.
Delegare significa risparmiare tempo, ma anche rinunciare a una parte del processo decisionale. E più il sistema diventa efficace, più questa rinuncia diventa invisibile.
Non esiste un momento preciso in cui perdi il controllo. È una transizione graduale, in cui smetti di scegliere attivamente e inizi ad accettare ciò che viene fatto per te.
Il futuro degli smartphone non è senza app, ma senza attrito visibile. E quando l’attrito scompare, spesso scompare anche la consapevolezza.
Il punto quindi è se quando l’intelligenza artificiale farà le cose al posto tuo, sarai ancora in grado di distinguere tra ciò che hai scelto e ciò che è stato scelto per te.