L’horror pleni di internet: quando troppe informazioni diventano rumore

RedazioneCultura Digitale1 month ago23 Views

Internet produce più informazioni che mai. Il sovraccarico informativo, già anticipato da Gillo Dorfles con "Horror Pleni", cambia il modo in cui capiamo il mondo.

Viviamo nell’epoca con più informazioni della storia umana.

Ogni giorno scorriamo centinaia di contenuti: articoli, video, post, podcast, notifiche. Internet ci prometteva accesso illimitato alla conoscenza. E in parte ha mantenuto quella promessa.

Il problema è che questa abbondanza ha creato un effetto inatteso: più informazioni abbiamo, meno riusciamo a capire il mondo.

È quello che oggi chiamiamo sovraccarico informativo. Ma il fenomeno non è del tutto nuovo. Decenni prima dell’arrivo di internet, un intellettuale italiano aveva già descritto qualcosa di molto simile.

Nel 2008 il filosofo e critico d’arte Gillo Dorfles (1910 – 2018) pubblicò un saggio destinato a diventare celebre: Horror Pleni. La (in)civiltà del rumore.

L’espressione latina significa letteralmente “orrore del pieno”. Dorfles osservava come la cultura contemporanea stesse riempiendo ogni spazio possibile con immagini, oggetti, suoni e messaggi.

Secondo Dorfles il problema non era più il vuoto. Il problema era l’eccesso.

All’epoca parlava di pubblicità, televisione e cultura di massa. Oggi quel concetto sembra descrivere perfettamente l’ecosistema informativo di internet.

Dal “vuoto” al troppo pieno

Per gran parte della storia umana il problema principale dell’informazione era la scarsità.

Libri rari, accesso limitato alla conoscenza, notizie che viaggiavano lentamente.

Internet ha ribaltato completamente questo equilibrio.

Oggi il problema non è trovare informazioni. Il problema è selezionarle.

Ogni minuto vengono pubblicati milioni di contenuti digitali: post, articoli, video, commenti, immagini generate dall’intelligenza artificiale.

Questo flusso continuo crea una condizione molto simile a quella descritta da Dorfles: un mondo saturo di stimoli.

Un mondo in cui lo spazio per riflettere e comprendere si riduce sempre di più.

L’horror pleni dell’informazione

Nel libro Horror Pleni, Dorfles descriveva una cultura dominata dalla sovrabbondanza di segni e immagini.

Secondo il filosofo, quando tutto diventa comunicazione, il rischio è che la comunicazione perda significato.

Questo principio è diventato ancora più evidente nell’era digitale.

Internet non è solo una gigantesca biblioteca. È anche una macchina che produce contenuti continuamente.

Ogni utente può diventare produttore di informazioni. Ogni piattaforma incoraggia la pubblicazione costante.

Il risultato è un ambiente informativo che non smette mai di espandersi.

Questo fenomeno è strettamente legato al funzionamento dell’economia dell’attenzione, in cui piattaforme e contenuti competono per catturare il nostro tempo.

Il cervello umano non è progettato per internet

Il nostro cervello si è evoluto in un ambiente molto diverso da quello digitale.

Per millenni gli esseri umani hanno dovuto elaborare una quantità limitata di informazioni provenienti dall’ambiente circostante.

Internet ha moltiplicato questa quantità in modo esponenziale.

Quando siamo esposti a troppe informazioni, il cervello utilizza scorciatoie cognitive per decidere cosa credere.

  • tendiamo a fidarci delle informazioni che confermano le nostre opinioni
  • prestiamo attenzione ai contenuti più emotivi
  • scartiamo rapidamente ciò che richiede troppo tempo per essere compreso

Questi meccanismi sono naturali. Il problema è che l’ecosistema digitale li amplifica.

Algoritmi e selezione dell’informazione

I social network non mostrano i contenuti in ordine cronologico o in base alla loro importanza.

Gli algoritmi selezionano i contenuti in base alla probabilità che generino interazioni.

Commenti, condivisioni, tempo di visualizzazione.

In altre parole, l’algoritmo non si chiede se un contenuto sia utile o accurato.

Si chiede se catturerà la nostra attenzione.

Questo è uno dei motivi per cui i contenuti più emotivi o controversi tendono a diventare virali.

Per capire meglio questo meccanismo è utile leggere l’analisi su come funzionano gli algoritmi dei social media.

Nel tempo questi sistemi creano feed personalizzati che rafforzano le nostre preferenze e riducono l’esposizione a punti di vista diversi.

È il fenomeno delle filter bubble.

Il paradosso dell’informazione

Il risultato di queste dinamiche è un paradosso curioso.

Viviamo nell’epoca con più informazioni disponibili… ma spesso abbiamo una comprensione più frammentata della realtà.

Internet non organizza l’informazione in modo coerente.

I contenuti vengono presentati come frammenti isolati: post, tweet, video di pochi secondi.

Questo tipo di consumo informativo rende difficile costruire una visione completa dei fenomeni.

Non è un caso che molti utenti abbiano la sensazione che internet stia diventando sempre più confuso, come abbiamo analizzato nell’articolo su perché internet sembra sempre più stupido.

Quando l’informazione diventa rumore

Il rischio del sovraccarico informativo non è solo la confusione.

Il rischio è che l’informazione perda valore.

Quando ogni minuto veniamo esposti a centinaia di contenuti, la nostra attenzione diventa sempre più frammentata.

E quando tutto diventa comunicazione, nulla riesce davvero a emergere.

È esattamente il tipo di scenario che Dorfles aveva immaginato con il concetto di horror pleni.

Internet ha reso la conoscenza accessibile a tutti. Ma ha anche creato una nuova forma di sovraccarico culturale.

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