
Suno raggiunge 2 milioni di abbonati e 300 milioni di ricavi. Ma tra cause legali, accuse di copyright e frodi streaming, l’AI musicale divide l’industria.
La piattaforma di generazione musicale basata su intelligenza artificiale Suno ha raggiunto quota 2 milioni di abbonati paganti, segnando un nuovo punto di svolta nel mercato della musica AI. A comunicarlo è stato il CEO Mikey Shulman, che ha anche annunciato il superamento dei 300 milioni di dollari di entrate ricorrenti annuali (ARR).
Numeri che raccontano una crescita impressionante, soprattutto se si considera il clima tutt’altro che sereno che circonda la musica generata dall’intelligenza artificiale. Mentre una parte dell’industria la considera un’evoluzione inevitabile, un’altra la guarda come una minaccia diretta ai musicisti e ai diritti d’autore.
Secondo Shulman, il successo di Suno nasce da una stanchezza diffusa verso l’intrattenimento passivo dominato dagli algoritmi delle piattaforme: feed infiniti, playlist prefabbricate e contenuti sempre più standardizzati. La promessa della musica AI, sostiene il CEO, è diversa: trasformare gli ascoltatori in creatori.
Nel racconto di Suno, la musica generata dall’intelligenza artificiale rappresenta una rivoluzione culturale. Non più pubblico che scorre playlist all’infinito, ma utenti che partecipano direttamente alla creazione musicale.
Shulman sostiene che il modello dominante delle piattaforme digitali abbia “appiattito la cultura”, riducendo i gusti musicali a un minimo comune denominatore. In questo scenario, strumenti come Suno promettono di democratizzare la produzione musicale, permettendo a chiunque di trasformare idee e suggestioni in canzoni complete.
Non a caso la piattaforma sta iniziando a farsi spazio anche tra cantautori e produttori professionisti, che la utilizzano come supporto nelle sessioni di songwriting e nella creazione di demo. Parallelamente l’azienda sta cercando di consolidare il proprio ruolo nell’industria musicale assumendo figure di peso: tra queste Paul Sinclair come Chief Music Officer e Jeremy Sirota, ex CEO di Merlin, come Chief Commercial Officer.
L’obiettivo è chiaro: trasformare Suno da semplice startup tecnologica a nuovo attore strutturale dell’ecosistema musicale.
Se la crescita di Suno racconta l’entusiasmo tecnologico del momento, le polemiche raccontano il resto della storia. Le principali etichette discografiche hanno accusato la società di violazione massiva del copyright per l’addestramento dei suoi modelli di intelligenza artificiale.
Mentre Warner Music Group ha raggiunto un accordo con l’azienda, Universal Music Group e Sony Music continuano a portare avanti le loro cause legali. Nel frattempo diverse organizzazioni per i diritti degli artisti — tra cui Music Artists Coalition e Artist Rights Alliance — hanno lanciato una campagna dal titolo emblematico: “Say No To Suno”.
Il paragone usato nella lettera è tutt’altro che diplomatico: per i firmatari, l’uso dell’intero patrimonio musicale mondiale per addestrare modelli AI equivale a un furto culturale su larga scala, capace di inondare le piattaforme di “spazzatura musicale” e ridurre le royalties per gli artisti reali.
A complicare il quadro c’è anche il tema delle frodi nello streaming. Secondo il servizio francese Deezer, ogni giorno vengono caricate circa 60.000 canzoni generate dall’AI, e fino all’85% degli stream di queste tracce risulta sospetto o fraudolento. Un fenomeno che ha già spinto Apple Music a rafforzare le sanzioni contro chi manipola artificialmente le riproduzioni.
Tra crescita economica, entusiasmo tecnologico e accuse pesanti, Suno rappresenta oggi uno dei fronti più caldi della trasformazione dell’industria musicale. Da una parte c’è la promessa di una musica più partecipativa e interattiva, dall’altra il timore che l’intelligenza artificiale finisca per erodere il valore del lavoro creativo.
Jeremy Sirota, nuovo Chief Commercial Officer della società, prova a tracciare una sintesi: il futuro della musica, dice, sarà sempre più integrato nella vita quotidiana delle persone e sempre più interattivo.
Resta da capire se questo futuro sarà guidato dagli artisti — o dagli algoritmi.