
Le piattaforme digitali hanno organizzato mercati e attenzione. Gli agenti AI possono aggiungere un nuovo intermediario tra utenti, servizi e transazioni.
La platform economy ha costruito buona parte dell’economia digitale su una promessa semplice: mettere in contatto domanda e offerta meglio di quanto potessero fare i singoli operatori. Google organizza informazioni, Amazon prodotti, Booking camere, Spotify musica, Uber corse. L’interfaccia cambia, ma il principio resta lo stesso: la piattaforma diventa il punto attraverso cui passa la scelta.
Gli agenti AI introducono una possibilità diversa. Se un software può capire l’obiettivo dell’utente, confrontare opzioni e compiere azioni al suo posto, la piattaforma potrebbe non essere più l’ultima interfaccia prima della transazione. Tra la persona e il mercato compare un nuovo intermediario.
Il fenomeno è diventato visibile nel 2026 con la crescita di agenti capaci di gestire attività, acquisti e servizi. Ma il problema non riguarda il prodotto del momento. Riguarda il modo in cui cambia la distribuzione del potere quando l’utente smette di visitare direttamente ogni piattaforma.
Per capire la struttura di partenza puoi leggere la nostra guida sulle piattaforme digitali e l’analisi su come guadagnano attraverso dati, pubblicità e intermediazione.
Nel modello classico l’utente entra nell’ambiente della piattaforma. Cerca su Amazon, apre Booking, consulta Google, scorre Spotify. L’interfaccia è economicamente importante perché permette alla piattaforma di ordinare risultati, raccogliere dati, vendere visibilità e influenzare le decisioni.
Un agente può rovesciare questa logica. L’utente potrebbe limitarsi a dire: “trovami il volo migliore rispettando questi vincoli” oppure “rinnova questo servizio solo se non esiste un’offerta più conveniente”. L’agente interroga più fonti e restituisce una decisione o la esegue direttamente.
In quel caso la piattaforma non scompare, ma rischia di diventare un’infrastruttura dietro le quinte: catalogo, inventario, sistema di pagamento, database. La relazione con il cliente passa invece attraverso l’agente.
La promessa è che gli agenti riducano i costi di ricerca per gli utenti. Ma ogni riduzione dei costi di transazione crea una nuova domanda: chi controlla il meccanismo che sceglie?
Se l’agente appartiene a una grande piattaforma, il rischio è che il nuovo intermediario rafforzi anziché indebolire il potere degli incumbent. Un assistente integrato nel sistema operativo, nel social network o nel browser parte con un vantaggio enorme: conosce l’utente, possiede distribuzione e può collegarsi ai servizi già utilizzati.
Reuters ha osservato nell’ottobre 2026 che la crescita di nuovi agenti consumer potrebbe mettere sotto pressione attività fondate sull’inerzia del cliente e sull’intermediazione, dai viaggi agli abbonamenti. Ma l’effetto non è necessariamente una disintermediazione. Potrebbe essere una reintermediazione: il vecchio intermediario perde visibilità e ne compare uno nuovo sopra di lui.
Se gli utenti visitano meno i siti, il valore della posizione nella pagina diminuisce e aumenta quello dell’accessibilità delle informazioni. Prezzi, disponibilità, condizioni contrattuali e caratteristiche dei servizi devono poter essere letti e confrontati da software.
Per l’e-commerce questo significa cataloghi strutturati e API. Per i servizi il problema è più complesso. Un ristorante, un consulente, una clinica o un artigiano non sempre possiedono uno “SKU” facilmente confrontabile. L’agente deve interpretare qualità, reputazione, disponibilità, localizzazione e condizioni.
Questo crea un nuovo livello competitivo: non basta essere visibili agli esseri umani; bisogna essere comprensibili alle macchine. La ricerca tradizionale aveva trasformato la pagina web in documento indicizzabile. Gli agenti possono trasformare prodotti e servizi in oggetti interrogabili e azionabili.
Le piattaforme hanno costruito modelli di business sulle commissioni e sulla vendita di attenzione. Se un agente seleziona direttamente l’opzione più adatta, gli spazi pubblicitari tradizionali perdono una parte della loro funzione. Ma questo non significa che sparisca il mercato dell’influenza.
Potrebbero emergere commissioni per l’accesso agli agenti, accordi di distribuzione, ranking sponsorizzati leggibili dalle macchine, priorità commerciali o sistemi di affiliazione automatizzati. Il problema della neutralità del ranking, già evidente nei motori di ricerca e nei marketplace, si sposta dentro sistemi meno visibili all’utente.
Il tema si collega direttamente all’economia dell’attenzione. Se l’agente riduce il tempo necessario per scegliere, può sottrarre attenzione alle piattaforme. Ma il potere può trasferirsi dal controllo dell’attenzione al controllo della decisione delegata.
Potenzialmente sì. Un agente personale può confrontare offerte, ricordare scadenze, negoziare condizioni, cancellare abbonamenti inutilizzati e ridurre l’asimmetria informativa che favorisce le aziende. Può rendere economicamente conveniente fare confronti che oggi richiedono troppo tempo.
Ma perché questo accada l’agente deve lavorare davvero per l’utente. Se il suo modello di business dipende da commissioni, pubblicità o accordi con fornitori, si ripresenta il vecchio conflitto: il sistema che ci aiuta a scegliere può avere interessi propri nella scelta.
È per questo che la platform economy nell’era degli agenti non riguarda soltanto l’automazione. Riguarda governance, incentivi e accesso. La domanda non è se avremo ancora piattaforme. È quale livello del sistema avrà il diritto di ordinare il mercato.
Il passaggio potrebbe essere graduale. Le piattaforme continueranno a fornire inventari, pagamenti, identità e reputazione, mentre gli agenti diventeranno il livello attraverso cui gli utenti interagiscono con quei servizi. Chi controlla entrambi i livelli avrà un vantaggio enorme; chi controlla soltanto l’offerta dovrà rendersi accessibile ai nuovi intermediari.
La storia di internet è fatta di intermediari che promettono di eliminare intermediari precedenti. I motori di ricerca hanno organizzato il web, i marketplace hanno organizzato i venditori, le app hanno organizzato i servizi. Gli agenti AI potrebbero fare lo stesso con le piattaforme. E, come spesso accade, il risultato non sarà necessariamente meno intermediazione: potrebbe essere semplicemente un nuovo posto in cui si concentra.