Poppy clonata dall’AI: il corto che accusa la macchina

RedazioneMediaYesterday88 Views

Poppy recita in The Most Perfect Perfect Person, corto di Paul Trillo sull’AI che clona, corregge e sostituisce l’identità pubblica.

La trovata è quasi perfetta, quindi sospetta. Un corto racconta una popstar che consegna la propria autonomia a un clone artificiale. Il corto denuncia i rischi dell’intelligenza artificiale. Il regista, Paul Trillo, è uno dei nomi più noti del cinema generativo. Il produttore esecutivo, Edward Saatchi, arriva da Fable Studios, società che lavora proprio su piattaforme narrative basate sull’AI. E il pubblico, più avanti, potrebbe perfino generare altri corti nello stesso stile, con una Poppy sintetica molto somigliante all’originale.

Insomma: il film accusa la macchina mentre la macchina si scalda in camerino.

Il corto si intitola The Most Perfect Perfect Person. Secondo la scheda ufficiale pubblicata su Eventive / Indy Shorts, è un’opera statunitense del 2024, dura 18 minuti, è diretta da Paul Trillo, scritta da Paul Trillo e Poppy, prodotta da Trillo, con executive producer Poppy, Asteria, Ed Saatchi e Geno Imbriale. La premessa è semplice e velenosa: Poppy, sotto la pressione della fama, dei fan, degli eventi pubblici e delle aspettative parasociali, lascia che Aura, un clone AI addestrato sui suoi vecchi contenuti, parli e agisca al posto suo.

Una comodità, certo. Come tutte le trappole ben progettate. 

Poppy, il clone Aura e la popstar senza più diritto al difetto

La storia nasce da un fatto concreto. Nel 2024 Poppy aveva partecipato a una specie di performance di “ventriloquismo” tecnologico: un modello linguistico addestrato sui suoi video YouTube le suggeriva cosa dire durante una conversazione pubblica. Trillo prende quell’esperimento e lo porta alla conseguenza più sgradevole: se una macchina può imitare ciò che hai già detto, può anche decidere ciò che dovresti dire domani. E dopodomani. E quando sei stanca. E quando non hai voglia. E quando magari vorresti rispondere male, cioè da essere umano.

Nel film, ogni volta che una versione “perfetta” di Poppy pensa o parla fuori riga, viene sostituita. Una nuova Poppy prende il suo posto. La vecchia precipita in una botola, su un mucchio di altre Poppy scartate. Il meccanismo è brutale proprio perché sembra uscito da una riunione di brand management: teniamo il volto, togliamo l’attrito; teniamo la voce, togliamo l’imprevisto; teniamo il personaggio, togliamo la persona.

Il paradosso è che Trillo non parla da nemico dell’AI. È tra i registi che l’hanno usata presto, anche prima che l’argomento diventasse il grande spauracchio di sceneggiatori, attori e produttori. Per questo il corto è più interessante della solita predica: non arriva da chi vuole spegnere tutto, ma da chi sa benissimo quanto questi strumenti possano essere utili. Nel caso di The Most Perfect Perfect Person, l’AI è stata usata per effetti visivi, piccoli ritocchi al dialogo, aggiustamenti di montaggio e rimozione di elementi indesiderati dall’inquadratura. Budget ridotto, niente reshoot, molti trucchi digitali. Fin qui, artigianato moderno. Poi però arriva la domanda: se oggi correggo un’inquadratura, domani correggo anche l’artista?

Fable, Showrunner e il sogno industriale della Poppy infinita

La parte davvero inquietante arriva dopo il film. Saatchi, noto per la piattaforma Showrunner, che permette agli utenti di generare episodi animati fan-made, ha spiegato che Fable ha addestrato un modello su The Most Perfect Perfect Person. L’obiettivo è permettere ai fan di creare nuovi corti nello stesso stile visivo, con una Poppy artificiale e credibile. È la solita promessa confezionata bene: partecipazione, creatività, community. Poi si legge la nota in piccolo: la popstar diventa formato replicabile.

Qui il corto si collega direttamente al caso Tilly Norwood, l’attrice AI costruita per sembrare già pronta per interviste, fanbase e polemiche. E anche alla musica generata da AI, da Suno alle piattaforme che promettono canzoni istantanee, già raccontate in musica AI, Suno e major. Cambia il settore, resta il metodo: si parte dal supporto all’artista e si arriva molto in fretta alla sua controfigura economica.

Trillo dice una cosa precisa: l’AI conosce le persone attraverso internet, ma non sa davvero come si comportano fuori da internet. È un dettaglio enorme. Perché Aura non imita Poppy: imita l’archivio pubblico di Poppy. Video, pose, risposte, frasi, estetica, materiale già passato dal filtro della piattaforma. La macchina non clona una vita. Clona ciò che della vita è stato reso caricabile, indicizzabile, monetizzabile.

Ed è qui che il corto colpisce. La Poppy “perfetta” non è più libera perché è più efficiente. Non è più vera perché è più coerente. Non è più interessante perché non sbaglia. È soltanto più facile da gestire. Per un’etichetta, un brand, un algoritmo, una piattaforma, un pubblico che vuole sempre la stessa persona, ma senza i suoi cattivi umori.

La domanda finale, allora, non è se l’AI possa aiutare il cinema indipendente. Può farlo, e Trillo lo dimostra. La domanda è più scomoda: quando una persona pubblica diventa un modello addestrabile, chi decide quale versione merita di restare in scena?

Il clone perfetto non nasce per sostituire subito l’artista. Prima gli fa da assistente. Poi gli corregge le frasi. Poi gli prende gli appuntamenti. Poi si accorge che, senza l’artista, la giornata fila molto più liscia.

Fonti esterne: IndieWire, Eventive / Indy Shorts, The Most Perfect Perfect Person su YouTube.

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