
A Londra la Met testa il riconoscimento facciale live: fino a 5.000 volti l’ora, arresti immediati e dubbi su privacy e sorveglianza.
A Croydon, Londra sud, la polizia ha acceso le telecamere alle 10 del mattino. Non telecamere qualunque: riconoscimento facciale live, montato su furgoni, lampioni e arredi stradali. Ogni passante finiva nel tubo: volto catturato, immagine inviata in tempo reale a una sala operativa a Sydenham, confronto automatico con una lista di ricercati, avviso sul dispositivo dell’agente. Tutto in pochi secondi.
Secondo il racconto del Guardian, il sistema usato dalla Metropolitan Police, fornito dalla giapponese NEC, può scansionare fino a 5.000 volti l’ora. In una normale mattina feriale ha prodotto 19 alert e 9 arresti, per reati che andavano dallo stupro al taccheggio fino alla violazione di ordini del tribunale. Il quinto arresto sarebbe arrivato dopo appena 45 minuti.
La scena è semplice. Un uomo passa, il sistema lo segnala, il telefono dell’agente vibra, compaiono foto live, foto segnaletica, nome, reato sospetto, eventuali rischi legati ad armi o droga. Poi arrivano gli agenti. Se l’uomo scappa, lo placcano. Se protesta, lo bloccano. Se intorno la gente guarda, pazienza: la città è diventata una sala controllo a cielo aperto.
La Metropolitan Police difende l’operazione con numeri pesanti. Nel comunicato ufficiale sul pilot di Croydon parla di più di 100 arresti nei primi tre mesi, con una media di un arresto ogni 34 minuti quando il sistema era attivo. Un terzo degli arrestati era ricercato per reati legati alla violenza contro donne e ragazze, tra cui strangolamento e aggressioni sessuali. La Met sostiene anche che nel ward di Fairfield, a Croydon, il crimine sia calato del 12% durante il periodo del test.
Gli esempi ufficiali sono costruiti per chiudere la discussione: una donna latitante da oltre 20 anni, un registered sex offender con telefono non registrato e accesso ai social in violazione dell’ordine restrittivo, un uomo di 27 anni ricercato per sospetto rapimento. Messa così, sembra quasi indecente sollevare dubbi. Chi vuole difendere la privacy davanti a stupratori, rapitori e latitanti?
È proprio qui che la faccenda diventa interessante. Perché il riconoscimento facciale live funziona politicamente quando il caso è brutto, il colpevole è cattivo e il risultato arriva subito. Ma il sistema non scansiona solo il ricercato. Scansiona tutti: chi va al lavoro, chi compra il pane, chi passa per sbaglio, chi non ha letto il cartello, chi lo ha letto e non ha comunque una vera alternativa.
La Met dice che ogni deployment usa una watchlist su misura, preparata non più di 24 ore prima e cancellata subito dopo. Dice che le telecamere vengono accese solo con agenti presenti. Dice che gli alert vengono controllati da esseri umani. Dice anche che dal 2024 la tecnologia ha contribuito a oltre 2.100 arresti, con più di 1.400 persone poi incriminate o ammonite, e oltre 100 sex offender arrestati.
Il dato più usato per rassicurare è questo: nel 2025 sarebbero passati davanti alle telecamere più di 3 milioni di volti, con appena 12 falsi alert e nessun arresto causato da quei falsi alert. Inoltre, secondo la Met, i test del National Physical Laboratory avrebbero trovato il sistema accurato e bilanciato rispetto a etnia e genere, alle soglie operative usate dalla polizia.
Benissimo. Dodici falsi alert su tre milioni sono pochi. Ma quei tre milioni restano tre milioni. Il punto non è solo l’errore tecnico. È l’abitudine amministrativa: trasformare il passaggio in strada in un controllo biometrico preventivo. La città non chiede più il documento. Prima guarda la faccia, poi decide se lasciarti continuare a camminare.
Qui il tema incrocia direttamente il potere tecnologico come infrastruttura di controllo. Non siamo davanti a una telecamera muta. Siamo davanti a un sistema che associa volto, database, polizia, algoritmo, pattuglia e intervento fisico. Unisce software e manganello, riconoscimento e inseguimento, statistica e fermo.
Non stupisce che i garanti britannici sui dati biometrici abbiano lanciato l’allarme. In un’altra inchiesta, il Guardian segnala che la Met ha già scansionato oltre 1,7 milioni di volti a Londra nel 2026, con un aumento dell’87% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il biometrics commissioner per Inghilterra e Galles, William Webster, ha detto che la legislazione sta rincorrendo la realtà. Il collega scozzese Brian Plastow ha parlato di quadro normativo “patchwork” e di polizie che, in sostanza, correggono i propri compiti da sole.
Il 21 aprile 2026 la Met ha incassato anche una vittoria giudiziaria: l’Alta Corte ha ritenuto legittima la sua policy sul riconoscimento facciale live. Il commissario Mark Rowley ha festeggiato parlando di tecnologia efficace, pubblica, segnalata, controllata da agenti addestrati e sostenuta da circa l’80% dei londinesi, secondo i dati della polizia.
Ma una tecnologia può essere legale e restare enorme. Può essere utile e restare pericolosa. Può arrestare persone davvero ricercate e, nello stesso gesto, normalizzare il controllo biometrico dello spazio pubblico.
È la stessa traiettoria che attraversa molte forme di sicurezza digitale: prima arriva l’emergenza, poi arriva lo strumento, poi arriva la routine. Alla fine il cittadino scopre che la misura eccezionale è diventata arredo urbano, come il lampione su cui è montata la telecamera.