The Big Boom documentario: armi, rose e guerra

RedazioneCultura Digitale, Focus6 days ago64 Views

Rosa Damascena nella Valle delle Rose, Bulgaria. Foto di MrPanyGoff, Wikimedia Commons.

The Big Boom documentario racconta Kazanlak, dove 8.000 persone producono munizioni per l’Ucraina mentre molti abitanti restano legati alla Russia.

A Kazanlak, nella bulgara Valle delle Rose, circa 8.000 persone producono munizioni destinate anche al fronte ucraino, mentre molti abitanti continuano a sentirsi culturalmente e politicamente vicini alla Russia. È da questa contraddizione, troppo ordinaria per essere ridotta a paradosso geopolitico, che parte The Big Boom!, il nuovo documentario dello svizzero Gabriel Tejedor. Lightdox ne ha appena acquisito i diritti di vendita mondiale in vista della première all’IDFA di Amsterdam, dove il film sarà presentato nella sezione Frontlight.

The Big Boom documentario: vivere della guerra e tifare Russia

Kazanlak è conosciuta per l’olio di rosa, il folklore e la grande fabbrica Arsenal, che domina l’economia locale al punto da comparire praticamente ovunque nella vita cittadina. La produzione Mira Film indica circa 8.000 addetti impegnati nella fabbricazione di munizioni, mentre dal vicino poligono arrivano esplosioni che scandiscono una quotidianità in cui il conflitto ucraino può sembrare lontano soltanto finché non si guarda la busta paga.

Tejedor segue quattro abitanti senza costruire il consueto catalogo di buoni e cattivi. Gli operai producono armi utilizzate contro la Russia mentre molti conservano simpatie per Putin; un pacifista arriva a chiedersi se la guerra non obblighi a rivedere le proprie convinzioni; durante le feste tradizionali i bambini imparano a maneggiare fucili. La pace resta un principio rispettabile, purché non metta in discussione l’occupazione.

Kazanlak tra rose, profughi e monumenti sovietici

Il film allarga però il quadro oltre la fabbrica. I coltivatori di rose dipendono dal lavoro della comunità rom mentre alcuni esprimono apertamente pregiudizi nei suoi confronti; la figlia di una rifugiata ucraina viene bullizzata senza suscitare particolare reazione; tre anziani scrittori organizzano una campagna contro i monumenti dell’epoca sovietica e vengono sostanzialmente ignorati. L’Europa orientale descritta da Tejedor non ha quindi risolto il proprio passato: semplicemente lo utilizza insieme al presente, scegliendo di volta in volta quale parte conviene ricordare.

Lo stesso regista ha spiegato che l’invasione russa dell’Ucraina ha incrinato le sue precedenti convinzioni pacifiste. The Big Boom!, 79 minuti, è il suo quinto lungometraggio e arriva all’IDFA dopo essere passato nel Rough Cut Lab di Visions du Réel. Tejedor insiste di non voler giudicare gli operai di Arsenal, scelta che rende il soggetto più interessante: la contraddizione non consiste nel fatto che quelle persone siano incoerenti, ma nel fatto che l’economia europea riesca perfettamente a rendere coerenti interessi, nostalgie e convinzioni che sulla carta dovrebbero escludersi.

The Big Boom all’IDFA: la guerra entra nella vita quotidiana

Prodotto da Mira Film Basel con RTS e SRG SSR, il documentario debutterà nella sezione Frontlight, dedicata ai film che leggono le tensioni politiche attraverso la vita quotidiana. È probabilmente il terreno più adatto: The Big Boom! non racconta il fronte, ma ciò che accade qualche centinaio di chilometri più indietro, dove la guerra diventa salario, sponsor, produzione industriale e identità locale. Terza Pillola ha già seguito il modo in cui la guerra contemporanea si prolunga nei sistemi informativi e tecnologici; qui il meccanismo è ancora più materiale, perché passa dalla fabbrica e dalla busta paga. Fabbricare munizioni per l’Ucraina può così convivere senza particolare difficoltà con la nostalgia per la Russia.

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