
Elizabeth Holmes pensava a un nuovo progetto con laser e AI prima del carcere: lo rivela il documentario A24 di Nathan Fielder e Lance Oppenheim.
Prima di entrare in carcere, Elizabeth Holmes non pensava soltanto a difendersi dal passato: progettava già un futuro fatto di laser, intelligenza artificiale e perfino una versione digitale di se stessa. È una delle rivelazioni più sorprendenti di You Can See Everything, il documentario A24 di Nathan Fielder e Lance Oppenheim uscito il 16 ottobre negli Stati Uniti. Il film segue la fondatrice di Theranos nei 34 giorni precedenti l’ingresso nel carcere federale, dove sta scontando la condanna per frode agli investitori, e finisce per mostrare quanto poco la caduta dell’azienda abbia modificato la sua idea di sé.
Secondo quanto emerge dal film e viene ricostruito dal Los Angeles Times, Holmes e il compagno Billy Evans stavano ragionando su una nuova iniziativa sanitaria basata su laser e intelligenza artificiale, definita dallo stesso Evans una sorta di “2.0”. L’idea arrivava fino alla digitalizzazione della fondatrice di Theranos: Holmes si è fatta fotografare e scansionare centinaia di volte per creare una rappresentazione utilizzabile attraverso video, ologrammi e AI mentre lei sarebbe stata fisicamente impossibilitata a partecipare.
La tecnologia, in altre parole, avrebbe dovuto risolvere il problema logistico posto dal carcere. Una delle possibili applicazioni era impiegare questa Holmes programmabile anche nelle presentazioni d’affari. Il clone diventa parte della strategia di continuità di una figura già trasformata in simbolo della Silicon Valley.
Il documentario diventa ancora più singolare quando Holmes torna direttamente sulla storia di Theranos. Mostra a Fielder una delle vecchie macchine dell’azienda e rifiuta la definizione di “scam device”, sostenendo ancora che il dispositivo avrebbe potuto eseguire i test promessi se fossero stati sviluppati i reagenti necessari. Nel film arriva anche ad affermare di non ritenere di aver mentito sulla vicenda, nonostante nel 2022 una giuria federale l’abbia condannata per cospirazione e frode telematica ai danni degli investitori.
Fielder e Oppenheim hanno lavorato quasi quattro anni al progetto, inizialmente presentato come un accesso eccezionale agli ultimi giorni di libertà di Holmes. Il risultato diventa invece un esperimento sulla capacità di distinguere confessione, autorappresentazione e marketing. You Can See Everything non deve inventare una morale particolarmente sofisticata: gli basta mostrare una donna condannata per aver promesso una rivoluzione tecnologica che, alla vigilia del carcere, prepara una nuova rivoluzione tecnologica e costruisce con l’intelligenza artificiale una versione di se stessa capace di continuare a raccontarla.