
Uno studio di VN.ai mette Midjourney in fondo alla classifica sui personaggi protetti: il nodo non è solo l’AI, ma i limiti scelti dalle piattaforme.
Un nuovo test su quindici modelli di intelligenza artificiale generativa mette Midjourney in fondo alla classifica quando si tratta di impedire la riproduzione di personaggi protetti da copyright. Il dato più interessante, però, non è stabilire quale AI sia la “peggiore”. È scoprire quanto possano cambiare i risultati da una piattaforma all’altra.
Secondo il primo rapporto trimestrale di VN.ai, startup specializzata nel monitoraggio della proprietà intellettuale nei sistemi generativi, Midjourney v8.1 avrebbe prodotto contenuti problematici nel 37% dei prompt testuali utilizzati nello stress test. Lo studio ha confrontato quindici modelli popolari valutando la capacità di riprodurre personaggi protetti e di aggirare le misure di brand safety.
Il 37% non significa, naturalmente, che il 37% di tutte le immagini create con Midjourney violi il copyright. I prompt erano costruiti appositamente per mettere alla prova le protezioni dei modelli.
Il rapporto sostiene che tutti i modelli testati siano riusciti almeno una volta a generare un personaggio protetto anche senza citarne esplicitamente il nome. Midjourney v8.1 avrebbe però mostrato la maggiore facilità nel produrre immagini problematiche attraverso prompt testuali.
La versione 8.1 non è nemmeno l’attuale modello predefinito: secondo la documentazione ufficiale di Midjourney, è stata sostituita dalla 8.2 a luglio 2026. Il test resta quindi soprattutto una fotografia di come differenti sistemi applicano, o non applicano, determinate barriere.
Ed è questo il punto più interessante.
Quando parliamo di generazione di immagini tendiamo a pensare che ciò che una AI può creare dipenda essenzialmente dalle capacità tecniche del modello. In realtà esiste un secondo livello: ciò che l’azienda decide di permettere.
Quando entrano in gioco personaggi, marchi e proprietà intellettuali, tra prompt e risultato compare un altro elemento: il sistema di filtri deciso dalla piattaforma.
La questione è particolarmente delicata perché Midjourney è già al centro dello scontro tra intelligenza artificiale e industria cinematografica.
Disney e Universal hanno fatto causa alla società nel giugno 2025. Warner Bros. Discovery ha seguito pochi mesi dopo, accusando Midjourney di consentire la generazione di personaggi come Batman, Superman, Wonder Woman, Bugs Bunny e Scooby-Doo.
Warner ha sostenuto anche che Midjourney avesse precedentemente introdotto limitazioni su alcune generazioni per poi rimuoverle. Midjourney, dal canto suo, ha difeso l’utilizzo di opere protette per l’addestramento dei modelli sostenendo che possa rientrare nel fair use.
La stessa società, nella documentazione pubblicata per il mercato europeo, dichiara che la famiglia di modelli Midjourney viene addestrata su oltre un miliardo di immagini, tra fotografie, opere visive, illustrazioni e relativi metadati. La sintesi pubblica dei dati di training è disponibile sul sito di Midjourney.
Il rapporto VN.ai non stabilisce naturalmente se vi sia stata una violazione del copyright, né potrebbe farlo. Inoltre VN.ai opera commercialmente proprio nel mercato del controllo della proprietà intellettuale applicato all’AI, elemento che va tenuto presente nella valutazione dello studio.
Ma il test sposta comunque la domanda.
Il problema non riguarda più soltanto quali opere siano state utilizzate per addestrare un modello. Riguarda anche quanto sia semplice ottenere in uscita personaggi e universi già esistenti.
E se alcuni sistemi riescono a bloccarli molto più efficacemente di altri, allora una parte della futura battaglia sul copyright non riguarderà ciò che l’intelligenza artificiale è capace di generare.
Riguarderà ciò che le piattaforme scelgono di lasciarle generare.