Il nuovo disegno di legge italiano contro la dipendenza social sposta il mirino su profilazione, algoritmi e design delle piattaforme digitali.
Cinema, musica, videogiochi, streaming e informazione nell’epoca delle piattaforme e dell’intelligenza artificiale. Un’analisi dei sistemi che producono, distribuiscono e rendono visibili i contenuti, modificando il lavoro creativo, il gusto e la memoria culturale.
Il nuovo disegno di legge italiano contro la dipendenza social sposta il mirino su profilazione, algoritmi e design delle piattaforme digitali.
C’è voluto Pechino per dire una cosa che in Occidente continuiamo a trattare come una curiosità da fiera tecnologica: quando una macchina imita abbastanza bene un essere umano, il problema
TikTok ha ospitato ads per app AI che promettevano di spogliare le persone nelle foto: il caso rivela come la moderazione spesso arrivi solo dopo.
OpenAI compra TBPN e mette le mani su un presidio narrativo del settore tech: non solo prodotti, ma anche il contesto culturale che li rende accettabili.
Perché internet sembra sempre più stupido: algoritmi, engagement e attenzione spingono contenuti più semplici, estremi e virali a scapito della comprensione.
Il caso Adnkronos riapre una domanda cruciale: cosa succede quando contenuti promozionali assumono forma, tono e credibilità delle notizie?
Le estate usano strumenti AI come Loti per fermare deepfake, cloni digitali e abusi su volti e voci celebri nell’era dei video generativi.
Arte e attenzione nell’era dei feed: come algoritmi, ranking e piattaforme trasformano creazione, visibilità e percezione del valore artistico online.
Il futuro dell’arte con l’AI dipenderà da diritti, piattaforme, modelli economici e ruolo umano: non basta la tecnologia, conta chi governa l’ecosistema.
Intrattenimento vs arte nell’era delle piattaforme: come feed, metriche e modelli di business ridefiniscono il confine tra opera, contenuto e valore culturale.